le solite cose crittografate
Oggi ha chiamato l’amicodigiù, con sottofondo di grida e schiamazzi. Era in spiaggia, forse, chi lo sa. Era da un pò che non lo sentivo, le sue ultime rivelazioni sulle azioni di spionaggio sul cellulare e la casella mail della fidanzata mi avevano lasciata atterrita e imbarazzata. Gli avevo detto quello che pensavo a proposito di manovre del genere (niente di buono!) e mi ero ritirata in riservato silenzio.
Ad ogni modo. E’ un caro amico e si vede che si è preoccupato per la mia “assenza”. Così sono arrivate le domande clou di questi tempi, che io sì che sarò un pò criptica, ma faccio davvero fatica a rispondere, sto impiegando tutta me stessa per cercare di mantenere un equilibrio, figurarsi doverlo spiegare ad altri.
Le “solite cose” che saltano fuori in queste conversazioni (sempre uguali) sono:
L’ assoluta, spesso, incapacità, se non di intuire, almeno di accettare o provare ad immaginare che altri possano avere pensieri diversi, aspettative differenti, desideri altri, e anche “coraggio” (o anche no, ma si fa finta di averlo). Così queste persone continuano a proporti le loro “alternative”, che per lo più consisterebbero nel trovare il modo più comodo per adagiarsi nella melma, sporcandosi solo un pò il didietro e nell’ imparare a fare, come gli altri, la minor fatica possibile e accontentarsi. Oppure di migliorare la capacità di respirare con un polmone solo, vedere con un occhio, sentire (e non si parla solo di orecchie) quasi per niente. Sopravvivere tenendosi a galla nella palude, coperti di fango, ma con il drink del sabato sera, con tanto di ombrellino, nella mano buona.
( uno dei suggerimenti potrebbe essere, ad esempio, che se il tuo reddito non ti permette di avere una vita decente – anche solo pagare l’ affitto ecc… – nella città in cui vivi, nella porzione di Paese in cui sei cresciuto…allora si potrebbe migrare, lavoro pulcioso al seguito, molto più a sud – invertendo i flussi di tendenza - che là la vita costa meno – e il lavoro non esiste - anche se poi scompariranno garanzie di ogni tipo e anche se non si è nati con una certa conformazione mentale a vedere normale un certo tipo di illegalità che colà circola – raccontata con dovizia di particolari da chi ci coabita in prima persona. A quanto pare il fatto che il lavoro pulcioso è la prima cosa che deve cambiare…è un dettaglio. Vuoi mettere la “fatica” per cambiarlo… meglio adagiarsi e adeguarsi)
E poi, l’ altra cosa che va per la maggiore è cercare di convincerti che no, il modo in cui sarai costretta a vivere per un pò non è così male come pensi (tu te lo saresti tenuto per te, ma ci tengono tanto a chiedertelo)…luogo, situazione, passato che loro non hanno mai visti nè tantomeno vissuti…ma va bene lo stesso. Tu ascolti e incassi. Perchè dovresti cercare di spiegare per l’ ennesima volta come ti senti, se lo hai già fatto e la volta dopo le domande battono sugli stessi tasti e le congetture loro sono le stesse delle tre volte precedenti?
La cosa che fa venire più il nervoso è che…questi discorsi li volevi tenere semplicemente molto lontani, non affrontarli, non dargli aria, che già ci pensano i tuoi pensieri, 24 ore al giorno, a cercare di tenerli a bada e “addolcirli”, senza che arrivi un qualcuno da lontano a spiegarti che forma hanno.
Quel qualcuno a cui sembra così strano che si possa avere “bisogno”, ad un certo punto, di usare di nuovo il cervello, di sentirsi vivi, di sentire di avere un senso. E che non è solo una questione di soldi, ma proprio di “sopravvivenza”. Che altrimenti ti senti morire e comunque non li puoi immaginare venti, trent’ anni ancora come gli ultimi che hai passato…ecc…ecc…
E che avere i weekend liberi e le sere libere…per qualcuno farebbe una grossa differenza, dopo anni di vita al contrario rispetto ai ritmi “comuni”.
Ad un certo punto questo qualcuno ha bisogno di sentire di non stare sprecando tutto, tempo e capacità, per un qualcosa…che non è valorizzato in alcun modo, nè che lo porterà da qualche parte.
E allora… ci vuole coraggio. O forse anche un pò di incoscienza. Consapevolezza che ci si mette di nuovo alla prova, che non ci si può riposare, ancora no….e che non si sa se ce la si farà.
Ma si fa il tentativo. E si spera di non sbagliare, ancora una volta.
E’ una fatica. Ma lo è davvero così tanto immaginare che altri possano pensare e aspirare e sperare ancora in qualcosa di diverso?
A costo di non andare in spiaggia. Neppure oggi.
E comunque se mi dessero davvero quel lavoro, quest’ estate…sarei la persona più felice della terra. O una delle prime tre.
E con questo passo e chiudo.
Filed under: bonjour tristesse, dubbi, futuro, io no | 3 Comments
Tags: così, le solite cose









Visto che il tuo amico ha difficoltà ad ascoltare, forse dovresti dirglielo chiaro e tondo che di certi argomenti non ti fa piacere parlare…
—Alex
ma guarda adblues, purtroppo è una situazione un pò generale…spero prima o poi di avere solo argomenti chiacchierabilissimi con piacere! è l’ unica.
In bocca al lupastro!
… e, giurin giuretta, non hai bisogno di spiegare nulla, che qui già sappiamo e abbiam già dato!!
:)
Alice auguratrice