i pazzi tra noi
I pazzi sono tra noi. E non quelli con la mani legate dietro la schiena e le frasi farneticanti…no, no. Proprio quelli della porta accanto, che ti salutano mugugnando la mattina.
Io sono quotidianamente in contatto con almeno tre tipologie:
Numero uno: il vicino di casa. Quello che invita “le russe” a turno nel we e si gode i loro urletti a tutto spiano (o risatine da cornacchie in preda a insopprimibili impulsi) tenendo ben desti i primi tre piani del condominio. Ma la sua pazzia non sta tanto in questo, ma semmai nel suo aspetto da . Che all’ inizio, quando sono arrivata qui, dottor Jekyll e Mr. Hyde era tutto sorrisoni sul pianerottolo e gran chiacchiere con le donne delle pulizie la mattina, poi…la trasformazione. Ora si muove furtivo e avendo visto che “non c’era trippa per gatti” con la sottoscritta evita di incontrarmi per le scale e si aggira di nascosto ma con un gran sbattere di porte. Che di quello non ha perso il vizio oppure è affetto da un’ isteria fulminante che poveretto, gli impedisce di evitare di far tremare tutto il palazzo ogni volta che chiude il suo portoncino blindato.
La pazzia più grave del vicino è che ha il vizio di andarsene in giro per we interi e ora, con la bella stagione, anche per settimane. Fin qui tutto ok, fortunato lui che “gira il mondo”. Il problema è che il tizio ha un cane, anzi, un cagnone, che sarebbe proprio bellino se non fosse sovrappeso – a causa della mancanza di moto – e affetto da turbe psichiche. E questo perché il suo adorato padrone, quando parte per girare il mondo (probabilmente verso est e non troppo lontano dai confini)…se lo “dimentica” a casa. E il cagnone passa giorni e settimane chiuso da solo, al buio. Con dei ragazzini che vengono a dargli da mangiare una volta al giorno (e forse a togliere i bisognini dal tappeto).
Questo menage l’ho scoperto per caso, le volte che ero a casa nei giorni di festa.
Il cagnone dunque è cresciuto un po’ strano, pare incontrollabile (è grosso e strattona al giunzaglio il padrone che urla) ed è scontroso e pauroso (ha il terrore pure di mademoiselle, che è grande circa un terzo lui).
Ma facciamola breve, che già prudono le dita e viene fuori un poema.
Il padrone amorevole ieri sera è tornato a casa da uno dei suoi lunghi giri e quando ha aperto la porta… il cagnone deve aver praticamente scardinato lo stipite dalla contentezza – perché si sa, i cani sono un po’ “stupidoni” e prima di capire che il loro adorato padrone è un delinquente…ce ne mettono di tempo. Troppo.
Ordunque. La seconda categoria di pazzi con cui sono quotidianamente a contatto…è del tipo di denti di metallo.
Denti di metallo appartiene forse al gruppo ”maniaci ossessionati”. Da mesi mi fa la posta sul lavoro (che è un luogo pubblico, ahimè) rigorosamente negli orari serali. Arriva furtivo e magrolino, con gli occhi spiritati e l’apparecchio ai denti sempre in bella mostra, che quando non è impegnato a sbrodolare fissando di nascosto qualche rotondità, scintilla in un gran sorrisone (un po’ sudicio). Ma denti di metallo non è un poveretto, è vestito tutto elegante e pare uno appena uscito dall’ ufficio, fruga tra i libri e compra i classici e aspetta il momento giusto per trovarsi a tu per tu con la sottoscritta…che nel frattempo naturalmente non l’ha visto arrivare ed è affaccendata nelle sue cose. E ogni volta, invariabilmente, se lo trova piazzato davanti e le viene male. Perché il tizio ha sempre domande da fare per prolungare il “contatto” e metterla sulle spine. Perché dopo che l’ha beccato a fissarle in modo pauroso il didietro mentre era china sugli scaffali e dopo essersi accorta come la fissa con quello sguardo squilibrato e le dice “ti sei tagliata i capelli!” quando li ha spuntati 0,5 mm…è leggermente a disagio con lui. E infatti ha chiesto di non essere più lasciata sola a lavoro fino a tardi. I colleghi le hanno infatti riferito che, quando non c’è, lui butta un occhio e sparisce all’istante.
Ma.
Ma la terza categoria di pazzi….caspita. E’ quella più complicata.
Sono quelli di cui sei magari diventato amico, con cui hai chiacchierato, che hai pensato ti stessero anche vicini in certe circostanze…e scopri che sono dei pazzi furiosi.
Per farla breve. L’ amico che mi aveva confidato di tenere sotto controllo la mail e il cellulare della fidanzata con uno speciale software…è venuto allo scoperto. Io, dopo quelle rivelazioni, mi ero un po’ raffreddata con lui, perché davvero mi spaventano quelle cose….mi sembrano da maniaci fuori di testa.
Ebbene. Dopo qualche settimana, cogliendo l’ occasione di doverlo ringraziare per un favore…vengo a sapere da lui che lo spionaggio non solo continua, ma si è esteso. A varie persone che circondano la coppia – tra cui un ex della sua fortunata compagna (che comunque nel frattempo aveva anche saputo dello spionaggio sulle sue cose private…e a quanto pare non lo aveva lasciato all’ istante). E non solo il nostro si limita a spiare, ma sta mandando messaggi minatori, anonimi, ai malcapitati.
Rimango di stucco. E nel giro di dieci secondi netti comincio a pensare alla mia, di posta elettronica, al mio, di cellulare. Che non ho proprio nulla da nascondere, ma pensare che qualcuno ci metta le mani e si intrufoli nelle mie questioni private… mi fa impazzire.
Così penso di svuotare l’ indirizzo mail che il nostro conosce ma nel frattempo, non potendomi trattenere, un po’ per scherzo gli rispondo facendo chiaramente capire che io non condivido i suoi armeggi e faccio una battuta ironica (?) sul fatto di sentirmi spiata pure io.
Accedo alla casella mail… ed è vuota. Tutte le mail scambiate col tipo ( che ho dimenticato di dire…è un uomo ”di legge”) cancellate, tutte le cose che ho scritto nell’ ultimo anno… sparite. E io non avevo ancora avuto il tempo di metterci mano.
Sono allibita. Sono “impaurita”. Sono frastornata.
Mi chiedo perché tutti i pazzi alla fine debbano arrivare a me. Non è mica il primo…(ma di chi ci si può fidare senza il terrore di che possa venire fuori all’improvviso?).
Hey, matti dell’ universo, siete in ascolto? Siete qui che leggete?
Statemi alla larga. Che proprio non solo non vi trovo interessanti, ma pure…mi fate venire la nausea.
Oltre a spaventarmi. E non è un gioco.















