hysterical romance
Cara mademoiselle, in queste serate mi spiace che tu sia l’ unica ad aspettarmi dietro l’ uscio di casa, abbi pazienza, sopportami. E ringrazia che non sei dotata della facoltà di capire i miei blateramenti, che altrimenti quelle tue orecchione lunghe arriverebbero a toccare, completamente afflosciate, il pavimento. O comunque ti sei accorta lo stesso della mia zero voglia di giocare e comunicare anche con te dal modo in cui strattonavo un po’ il guinzaglio e avevo più fretta del solito nel guardarti perlustrare tutte le fessure e i bordi del marciapiedi. Avevo voglia di tornare a casa, cerca di capirmi. So che mentre ero fuori a guadagnare il nostro pane quotidiano tu hai ronfato per 8-9 ore di fila e ora hai bisogno di sgranchirti le zampe… ma proprio non ce faccio a correrti dietro, stasera.
Ma andiamo per ordine. Anzi no, saltiamo di palo in frasca, che tanto non è salutare scrivere in queste condizioni di nervosismo massimo e in ogni caso prima di avere una connessione a disposizione passeranno quasi altre 24 ore, tutto il tempo per cambiare idea e abbandonare queste righe.
Il posto dove lavoro è una calamita per tutti i pseudointellettualoidi, i freschidilaurea, quelli che vogliono fare i “giornalisti da grandi” e intanto pensano di non fare un cavolo oggi. Che lavorare coi libri secondo loro forse significa appoggiarsi ad un banco e navigare su internet mentre gli altri faticano…o essere totalmente sforniti della, non dico capacità, ma minima intenzione di fare due passi, un piegamento, salire due gradini, sollevare una pila di volumi, aprire-chiudere qualche scatolone.
Hey. E’ allergia istantanea. Lo scotch da pacchi nelle loro mani diventa un serpente attorcigliato e molto velenoso, la mamma non c’è a tirare su tutto quello che loro - poveretti - non possono assolutamente sollevare da terra (anche se ce l’ hanno buttato di propria spontanea volontà) e posizionare al suo posto, compaiono i raffreddori e le febbri improvvise in concomitanza ai giorni che precedono il weekend… meglio stare a casa di mamma e papà che imparare a lavorare.
Già.
Ma allora è da stupidi continuare a stare lì dentro? Ovvia domanda. Io dopo lunga riflessione sono giunta a una conclusione… già sapete.
A questo si aggiungono altre più esilaranti situazioni…tipo le “responsabili” che timbrano il cartellino e poi fanno un salto a farsi la lampada, comprarsi i pantaloni nuovi, fare la spesa e comprare il mangiare del cane (che poi mollano sotto e sopra le scrivanie per settimane), andare due ore a pranzo con l’ amica e portarsi questa a lavoro per chiacchierarne altre tre…cose così. Ordinaria “furberia”. E no, non siamo dipendenti statali, che di questi tempi va di moda parlare di loro. Anzi…oggi gliel’ho anche fatta una battuta alla nostra “timbratrice furbacchiona”…
- Hey, hai visto al tg? Hanno colto in flagrante non so quanti dipendenti statali a timbrare il cartellino per poi uscire e andare a parcheggiare la macchina, accompagnare i figli a scuola, fare la spesa…
- Ma daì, lo dicevo io che sono dei ladri!
(come no)
In ogni caso.
In queste sere torno a casa tardi, all’ ora del secondo spettacolo al cinema, più o meno. Porto fuori mademoiselle, rientro a casa, stendo se la lavatrice ha finito e/o faccio la lavatrice e/o lavo i piatti che ho mollato di corsa nel lavandino prima di uscire…sistemo qui e là, dovrei farmi la doccia dopo il lavoro da mistermuscolo moltiplicato per le braccine stanche di qualche collega, mi sento stupida ma so che sta per finire…e iniziare quel che non so neppure come chiamare.
Insomma. Finisco le faccende che proprio non posso rimandare (anche se lo faccio e infatti mi occupo di quelle già rimandate)… crollo sul divano, prendo in mano il libro (che non vorrei rinunciarci ma capita anche spesso)… suona il telefono.
Dovete sapere che la reginamadre ha aderito ad uno di quei nuovi piani tariffari “proprio super convenienti”. Nel suo caso si tratta di chiamare un numero di telefono a costo quasi (quasi, eh) zero, con l’ unica “piccola” clausola di dover fare una ricarica al telefono ogni 4 settimane (anche se la scheda è più che carica). Il fatto è che se sbagli a fare il numero, o ti passa per la testa il desiderio malsano di chiamare un qualsiasi altro amico… addio. La tua scheda viene bruciata all’ istante per i costi esorbitanti dei secondi di conversazione. Ma, al tempo stesso, le devi sfruttare tutte quelle ore di conversazione che continui a pagare anche se non ne fai uso, no?
Il numero prescelto e fortunato, ovviamente, sono io.
La faccenda sarebbe forse interessante per i fidanzatini che ancora non vivono insieme e hanno gran bisogno di dirsi ore di amoremio al telefono… ma potete immaginare che la reginamadre non è la mia innamorata. Io sono la figlia non ancora “sistemata” che sta lontana e che bisogna tenere sott’occhio in qualche modo (che il vizio, quello, non si perde).
O questa, perlomeno, sarebbe la motivazione ufficiale delle chiamate.
Quella reale è:
La reginamadre chiama.
Chiede, senza prendere il respiro tra una parola e l’ altra:
- Dove sei, cosa fai, perché sei tornata così tardi, mica esci di nuovo e mademoiselle?
Il tutto dura i primi 3 secondi di conversazione, che le domande – fatte a raffica e tutte appiccicate - mica necessitano di risposte.
Al che la reginamadre comincia a parlare delle sue questioni alias problemi. Il lavoro/colleghi (quest’ anno le toccherà lavorare fino al 30 giugno compreso e le ferie saranno “solo” dal 1 luglio al 1 settembre) è stanca/esaurita/stufa dei suoi studenti. Parla delle sue vacanze, del fatto che il padresovrano invece continuerà a lavorare e non può portarla in giro dove/quanto vuole lei e così quest’ anno “si è presa la rivincita” e partirà da sola con un’ amica. Parla della sua di madre, anziana, che la esaurisce quando va a trovarla. Parla del canepsycho, anche lui decisamente vecchietto, che la fa impazzire e, argomento clou, che magari questo governo le allungherà di nuovo i tempi per andare in pensione ( è da quando ricordo che vuole andare in pensione e si lamenta del suo lavoro… vent’anni o poco più? Ma è un dettaglio).
Parlaparlaparla. Io “ascolto”. Oltretutto immobile perché la casina due passi per tre ha notevoli difficoltà a trattenere una linea telefonica per più di dieci secondi prima che caschi o ti costringa ad estenuanti dialoghi tra sordi (Mi senti? Ma ci sei? Stai ferma, così! No!! Come prima! Ma se prima ero proprio in questo punto! e via dicendo).
Anche se vorrei a quel punto leggere, dormire, dire qualcosa… niente. E tutti quei nervosismi e lamentele non è che siano proprio la mia tisana della buonanotte preferita…
Dopo non so quanti minuti (quarti d’ ora?) di questo dolce comunicare… la reginamadre si ricorda che ha un’ interlocutrice dall’ altra parte del filo immaginario e chiede – E mademoiselle che fa? come sta?
- Mah, bene, oggi tra l’ altro è successo che…
Dall’ altra parte si inizia a sentire un certo “distacco”. Spesso perché la reginamadre sta guardando la tv ed è presa da qualcosa e non sente neppure cosa io stia dicendo oppure, in genere…
- Scusa sai, ma ho l’ orecchio in fiamme. Questi telefoni sono proprio allucinanti! Ci sentiamo magari domani, eh? Buonanotte.
E buonanotte.
Come avete notato, se non ci fosse mademoiselle non avrei l’opportunità di dire il mio “ba” quotidiano.
Nella mia famiglia si comunica attraverso i cani. Per questo, probabilmente, è arrivata mademoiselle. Che senza di lei avrei perso probabilmente ogni possibilità di “contatto” con le mie origini.
In ogni caso ieri ti ho sognato.
E oggi ho cercato di mantenerti “vivo” per tutto il giorno. Era un sogno bellissimo semplicemente perché era “familiare”.
Eri in piedi dietro di me, vicino…stavamo aspettando qualcosa (qualcosa di un po’ pauroso, forse. C’era tensione e tanta gente). Semplicemente ho messo le mani dietro la schiena e c’erano le tue. E siamo stati così, stretti per…il tempo di un sogno. Che già poco dopo eri sparito e ti cercavo…e non riuscivo più a vederti, se non di spalle (mentre facevi la doccia???).
E il tuo viso proprio non saprei quale potrebbe essere, sembravi un misto di sensazioni di gente conosciuta…ma nessuno di loro.
Però è stato bellissimo.
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Grandiosa la tua collega…
Come da manuale del perfetto italianomedio: “I colpevoli sono sempre gli altri!”
Scommetto che ha vot… lasciamo perdere, che è meglio!
Scusami, sto attraversando anche io un momento molto “down”, vorrei poterti tirare un po’ su e donarti un po’ di ottimismo ma ne sono temporaneamente sprovvisto anche io
Bon courage!
—Alex
caro adblues, ridiamoci su…non so che succede a te, ma spero niente di troppo brutto! forza. (le mie alla fine sono le “solite cose”…
che tenera mademoiselle.
Non la strattonare troppo, e’ l’unica sempre di buonuomore. Ti pare poco?
Ciao Dancin’, ridici su e prova anche qualche strategia, per riderci meglio!
Condivido in maniera assoluta le situazioni che capitano a te, non nel senso che le capisco, le vivo proprio. E per sopravviverci su ho un paio di strategie:
FamigliaSCIROPPA: metto il vivavoce e faccio altro, leggo, scrivo, mangio, lavo i denti…se devo subirli al telefono che sia in maniera produttiva
colleghiSCIROPPI: qui è il mio regno da sceneggiatrice: creo interrelazioni inesistenti che poi butto lì come sassolini. “Questo ti ha guardato non te ne sei accorta dai?”, “Secondo me il grande capo oggi deve prendere una decisione importante, guardava sulla tua scrivania prima di arrivare…va a sapere.”
Innocenti frasi che non vogliono dire niente ma per chi passa il tempo a verificare se le unghie crescono poi così lentamente…diventano il punto focale della giornata. E io mi godo la mia telenovela giornaliera mentre ticchetto sul PC, tiro su pesi da maciste, lavoro come una negra…
INSOMMA se le persone proprio devo averle intorno a riempire i vuoti d’aria, che almeno mi facciano un po’ divertire!
hai ragione valeria, è tantissimo!
ciao sciroppata, felice di essere in buona compagnia, allora!
mi piacciono le tue tattiche da ufficio…affinerò la tecnica