no regrets
Ciao, mia cara casina due passi per tre.
Ora che ti ho lasciata spero non diventerai un pie’ da terre di qualche professionista di quelle parti, ma forse anche sì, potrebbe anche essere divertente. Dopo un paio di gambe e quattro zampette (spesso infangate) che si rincorrevano da un angolo all’altro dell’ unica stanzetta+bagno+cucinino, sbattendo ginocchia e scivolando sul parquet, potrebbe essere una botta di euforia spiare quattro gambe magari incrociate su un letto o attorcigliate sul divano o sotto una tavola montata alla bellemeglio davanti alla tv.
Mi mancherai, già mi manchi.
Ti scrivo sdraiata su un letto non proprio modello amaca come il tuo, ma comunque lontano dall’essere comodo. Mademoiselle è qui a fianco, addormentata sul suo cuscino. Ti saluta, anche se… non vorrebbe farsene accorgere, ti è affezionata, lo sai, ma apprezza la luce e l’ aria che ci sono qui e che da te, purtroppo, mancavano.
Ma… io ti serberò nel cuore, ti ho fatto un servizio fotografico, prima di venire via, vedi?
Ci sono anche le sbarre alle finestre… ma che mi importava. “Dentro” di te ero al sicuro, ero Io, ero sola. Ho superato molti momenti difficili, mi sono cullata tra le tue mura così appiccicate le une alle altre, ti ho abbellita con lampade per poter leggere a tutte le ore del giorno… dato che da te era sempre notte o penombra.
Ma mi piacevi anche così. Eri la mia libertà. Quella che non ho qui e che dovrò conquistarmi di nuovo, a fatica, e lontano da te.
Ma ce la farò. E ti penserò piena delle cose che ti hanno resa bella, e che ho trascinato qui a costo di mille viaggi con la oldmobile strapiena. Cose che in teoria dovrebbero, ora, entrare in un’unica stanza già piena (di quello che avevo lasciato per venire da te)… e che non entreranno mai.
Eppure eri così piccola… ma a quanto pare avevi il ventre di una balena!
Saluti anche alla grandecittà che qui non ha un nome, perché è la città che ho conosciuto e vissuto io, nel bene e nel male, e non quella in cui siete nati e cresciuti voi, magari, e che può essere che amiate alla follia (anche se lo sport principale, dei suoi abitanti con cui ho avuto a che fare, sembrava parlarne male).
Io non posso dire di averti “conosciuta”, credo. Non sono riuscita ad entrare dentro di te e vederti per come forse meriteresti, non lo so. Sono arrivata aperta a trecentossessanta gradi, curiosa, volenterosa, ti ho trovato anche più bella di quel che sentivo raccontare di te.
Ma ho trovato una porta blindata, non ho trovato la combinazione giusta, forse.
Mi spiace se è stato così, ma non rimpiango nulla. Dopo un po’ ho capito che forse a te non interessa farti conoscere, o non ti interessano le persone, forse sei un mistero dedicato a pochi, forse invece sei davvero gelida e “sporca” come ti mostri…forse ami chi ha tanti soldi e può permettersi di girarti in lungo e in largo ad ogni ora del giorno e della notte, che ha accesso ai club esclusivi, che può permettersi i tuoi affitti da crepacuore senza battere ciglio… non lo so. E sinceramente non mi interessa molto.
Mi spiace non averti conosciuta meglio, nel caso avessi potuto fare di più.
Ma cerca anche tu di capirmi, lavoravo con orari da montagne russe, dovevo sbarcare il lunario, non conoscevo persone nate e cresciute con te… o, se poi le ho conosciute, forse ti somigliavano un po’ troppo. Erano distaccate, chiuse, immobili.
Io sono diversa, o perlomeno cerco cose diverse… ho bisogno di potermi muovere, di poter camminare, vedere anche dei prati, degli alberi, di non aver paura ogni volta che cammino da sola… ho bisogno di comunicare con le persone e salutarle… e vedere che mi fanno ogni tanto un sorriso. Che mi dicono “grazie, ciao, come stai, da dove vieni”…. Così come io chiedo a loro, a volte, magari.
Tutto qui.
Saluti anche ai vari “Birillo” del parco, a Dharma, x e y (dei nomi così complicati che non sono mai riuscita a ricordarli), Mafalda e tutti proprio tutti…
Senza di voi e i vostri “padroni” non so che vita avrei potuto fare laggiù!
Saluti ai cigni esasperati dalle mademoiselle tuffatrici, al ragazzo della tintoria che si faceva sberliccare il naso e gli occhiali ogni mattina (non da me!), saluti ai paesi fuori città appiccicatissimi gli uni agli altri, tutti curati, tutti carini… tutti disperatamente deserti la sera (e forse anche di giorno). Coprifuoco.
Saluti alle colleghe che hanno pianto vedendomi andare via. Mi mancherete, voi come persone, non il lavoro, non i nostri rapporti di lavoro.
Saluti ai clacson e ai guidatori isterici, a quelli che mi hanno rifatto la fiancata della oldmobile e poi sono scappati, alle sgommate e agli incidenti notturni agli incroci, al vicino di casa alle prese col suo inglese maccheronico e le ragazze “russe”, al suo cane psycho.
Alle signore delle pulizie che urlano rimbombando per le scale del condominio, la mattina alle 7, e che quando hanno trovato il sangue nell’ascensore (dopo l’aggressione di cui sono stata mezza testimone e che ho denunciato), si sono chiuse a doppia mandata “io non vedo, non sento, non parlo”, come i poliziotti a cui avevo riferito l’accaduto.
Saluti a tutti quelli che non salutano e non dicono grazie (l’ho già detto, ma è il ricordo che mi rimarrà più impresso!), a quelli che dividono al centesimo le consumazioni in compagnia e a quelli che regalano per natale una (dico 1) pallina per l’ albero di natale, in corda.
Saluti ai teenagers più trendy del Paese, non una riga fuori posto, non una marca messa per sbaglio, alle ragazze che presentano il cv e chiedono “il lavoro è solo per maggiorenni?” e dimostrano almeno 27 anni, ossia più di dieci di quelli che hanno.
Saluti alle zero finestre e luce e aria naturale, al mal di schiena a lavoro, a… (ecc… ecc… ma lasciamo perdere il lavoro). Alla collega che ha vissuto nei centri sociali e poi ha sposato un poliziotto, a quella che pensa che nei film a luci rosse ci sia la banda nera per nascondere le parti osè (e ha più di trent’anni).
Al mio vivere in un posto con la testa da un’altra parte, in transito, come di passaggio.
(E questo continua).
A quelli che il sabato pomeriggio compaiono al parco per abbordarti con un cane preso “in prestito” che non sanno gestire… e si fanno venire l’ infarto quando il cagnetto prende la rincorsa dietro mademoiselle e si tuffa nel lago. Non sanno che i cani sanno sempre e comunque nuotare e cavarsela. E hanno bisogno di un po’ di libertà, ogni tanto.
Cani che al parco fuori città sono tutti rigorosamente enormi e di razza… e invece nei giardinetti sporchi, tra i condomini di periferia, sono piccoli e perlopiù incroci di mille tipi diversi.
Saluti alle mogli alte e bionde, straniere, che parlano inglese ai pargoli e passeggiano, casalinghe, per i centri commerciali la mattina, annoiate. Alle donne incinte coi brillanti al dito.
Ai personaggi della tv, che dal vivo sembrano così “normali”… (e, a volte, imbarazzanti).
Agli amanti infrattati ,all’ ora di pranzo, nelle auto al parcheggio del parco, che si baciano o litigano, mangiando un panino. A tutte le persone (tantissime) provenienti da altre città… che spesso portano una ventata d’ aria fresca e accenti curiosi e più morbidi. E modi di fare più calorosi e attenti (forse perché hanno bisogno di un “contatto” umano – almeno loro).
Ai professionisti che guadagnano dieci volte più di me, agli stranieri che vivono in otto in una stanza con letti a castello, come sotto la casina due passi per tre, e si danno il cambio ogni sei mesi.
Alle prostitute mezze nude e ai trans lungo il rettilineo per m., al rischio incidente a procedere dietro le frenate improvvise dei loro clienti, a caccia.
Alle macchine a tutta velocità lungo i rettilinei la notte, con la musica che rimbomba dai finestrini chiusi.
Ai centri commerciali che sembrano città e alla gente che vi abita, metaforicamente, e nel vero senso della parola, nei grattacieli che li sovrastano.
Alle cene tra amici dove, a quanto pare, non si usa portare nulla in dono all’ ospite (!), neppure qualcosa da bere.
Dove tutti sembrano impegnatissimi e presissimi ma… non ti dicono che lavoro fanno. Qualcosa che ha a che fare con la “comunicazione”, magari, è tutto quello che esce dalle loro bocche.
E tu che invece arrivi da “lontano”, nel frattempo hai già risposto a tutte le loro domande. E dopo ti morderesti la lingua.
Alla città dei concerti… a cui andavo molto di più quando non ci abitavo e non avevo un affitto e orari di lavoro succhia anima.
Ciao. Penso sia un arrivederci. Ma la prossima volta… non sarai tu la destinazione finale del viaggio. Ma passerò a salutarti e ricorderò tante cose… anche con una stretta al cuore. Come ora.
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Tags: addii










grazie, se non altro per i Trans Am che non conoscevo…
Bentornata,
lo so ne avresti fatto a meno ma bentornata ugualmente.
A volte i cambiamenti nascondono dei risvolti imprevisti e persino piacevoli (o almeno mi piace pensarla così ;-) )
—Alex
più che altro ora sono proprio curiosa di vedere cosa riuscirò a trovare da scrivere, ora!
;)
vabè. quel pezzo dei Trans Am è proprio bello, come no.
Quando vedo i tuoi posts mi spavento sempre, da quanto sono lunghi. Poi invece arrivo in fondo e dico “e poi?”..
Son curioso di saper qualcosa di più della nuovacittà ..
daniele, mi spavento pure io. forse dovrei pubblicarli a puntate… ma a volte mi dico “bene, è talmente lungo che nessuno si soffermerà a leggere! meglio”
;)
e invece. complimenti per essere arrivato in fondo.
dinasty – to be continued (si dice così, vero?)
non riesco a sentire e trovare 4738 regrets, si vede che sono proprio male con la tecnologia (meglio che continui a guadagnarmi da vivere lavorando nei campi, come oggi ;-)).
comunque ‘television eyes’ mi piaciucchia proprio, devo provare ad ascoltarla quando sono un po’ “su di giri”.
adesso mi vado ad ascoltare Mirwais con discoscience – acidissima…. :-P
spero che “su di giri” non sia troppo su di giri. io me li ascolto anche in camera, mentre vado avanti e indietro, come ieri…